Post thumbnail

Cyberbullismo il libro di Ilaria Caprioglio

POSTED BY Michelangelo Pedicini 1 settembre 2017

L’Associazione Culturale Italia che Gioca, da sempre attenta a promuovere i propri valori statutari, ha contattato la dott.ssa avv. Ilaria Caprioglio, sindaco di Savona, per presentare il suo libro “Cyberbullismo. La complicata vita sociale dei nostri figli iperconnessi” – Il Leone verde edizioni, 2017.

L’Associazione desidera ringraziare vivamente l’autrice per aver accettato l’invito e per il suo continuo impegno alla lotta contro quest’odioso fenomeno e si augura di poter collaborare in futuro con lei nella sensibilizzazione dei propri tesserati e dell’opinione pubblica.

 

Questo il testo inviatoci dall’autrice avv. Ilaria Caprioglio:

“L’emergenza del cyberbullismo incombe sulle nostre esistenze con una miscela esplosiva di paure, allarmismi, superficialità che non permette di ragionare in maniera lucida sul fenomeno che semplicemente rispecchia, talvolta amplificandola, la deriva del mondo reale dove si assiste a una società che sta sprofondando verso un baratro culturale e valoriale.

A partire dagli anni Settanta, in seguito a un duplice suicidio di due giovani in Norvegia, si iniziò a esaminare il fenomeno del bullismo, caratterizzato da un’aggressione fisica o psicologica, dalla sussistenza della ripetizione dell’azione e da uno squilibrio di potere fisico e sociale fra vittima e carnefice.

Ai nostri giorni i bulli possono passare dalla tradizionale modalità offline a quella online ma, tuttavia, fra gli adulti continua a perdurare l’ingannevole convincimento che l’approccio dei digital kids con le tecnologie sia corretto e consapevole: si tratta di un’idea falsa e pericolosa che ha contribuito a deresponsabilizzare genitori e insegnanti dal ruolo di guide.

L’opinione pubblica ha preferito ravvisare nel demone digitale un comodo capro espiatorio che ha permesso di alleggerire le coscienze, assopite sotto la coltre del mito del nativo digitale.

 

Il problema del bullismo digitale nasce fuori dal web, si genera a causa della complessità dei rapporti che sempre più spesso vengono affrontati con superficialità e scarsa attenzione da parte del mondo adulto, il quale preferisce addossare la colpa alla tecnologia piuttosto che assumersi la responsabilità di questo crescente analfabetismo emotivo.

La sfida per noi adulti è rappresentata dal provare a intercettare e decodificare quei segnali di disagio giovanile che online diventano visibili in quanto messi in scena attraverso il drama, una sorta di rappresentazione dei conflitti interpersonali che gli adolescenti faticano a gestire.

 

Amanda, Carolina, Hannah, Nadia sono state le prime vittime di casi definiti ‘cyberbullismo’: ragazze come tante che online cercavano la propria identità, il consenso, l’appartenenza al gruppo, la risposta a sofferenze e a solitudini, mentre al contrario hanno trovato derisione e ferocia, una gogna mediatica che non sono riuscite a sopportare e le ha indotte a togliersi la vita.

Dalla tragedia di Carolina Picchio è scaturita la legge n. 71 del 29 maggio 2017 a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto di questo fenomeno. Si tratta di una legge valida in quanto punta, soprattutto, sulla prevenzione e il contrasto del fenomeno in ambito scolastico. Tuttavia la necessità di legiferare su simili condotte è indice di come la società abbia perso un importantissimo bagaglio valoriale che nessuna sanzione potrà ricomporre.

 

Sarebbe importante, invece, avere il coraggio di educare noi stessi e i giovani alla pausa, al fine di rintracciare il tempo necessario per costruire relazioni che permettano ai nostri figli di avere accanto qualcuno con cui meditare sui propri desideri, sulle proprie insicurezze, sulle proprie azioni; senza sentirsi soli. La famiglia, con il sostegno della scuola, dovrebbe aiutare i giovani a rispettare se stessi e gli altri, accettando le proprie e le altrui fragilità e accogliendo i rispettivi fallimenti; solo in questo modo le relazioni interpersonali che i nostri figli intrecciano online non rischiano di diventare trappole emotive nelle quali il soggetto più debole diventa la preda.

 

La quindicenne canadese Amanda Todd, prima di togliersi la vita, aveva affidato a YouTube il suo video testamento, scritto con il pennarello su fogliettini di carta che lei fa scorrere tenendoli fra le mani. Sulle braccia si scorgono dei tagli, quelli che molte ragazze si autoinfliggono per non sentire il dolore che le pervade dentro e per rendere visibile a tutti il loro disagio, nella speranza che chi si accorge della loro sofferenza tenda una mano e non la usi per ferire fisicamente o psicologicamente.

“Piangevo ogni notte, ho perso ogni amico e ogni tipo di rispetto”

“Non ho nessuno. Ho bisogno di qualcuno”

“Ogni giorno penso: perché sono ancora qua?”

 

Ripartiamo dalla cultura del rispetto per noi stessi e per gli altri.”

The following two tabs change content below.

Michelangelo Pedicini

Nato a Napoli, ingegnere elettronico, cofondatore e vice Presidente dell'Associazione Culturale Italia che Gioca

Ultimi post di Michelangelo Pedicini (vedi tutti)