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Calcio, come guadagnano i club?

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Vi siete mai chiesti come e cosa guadagna un club di calcio?

questo articolo allora fa per voi. Partiamo da un esempio Il modello Napoli, infatti, potrebbe presto vivere una seconda giovinezza: il patron degli azzurri, Aurelio De Laurentiis, starebbe pensando di acquistare i Glasgow Rangers, ormai sull’orlo del fallimento e costretti a ripartire dalla quarta serie scozzese. L’idea non sarebbe però del tutto nuova, in quanto secondo alcune voci di corridoio, già Pierpaolo Marino avrebbe consigliato un investimento simile al presidente nel periodo passato come DG del Napoli. Ora la situazione difficile del club scozzese avrebbe favorito il ritorno di fiamma di De Laurentiis. E per tentare di ripercorrere la strada fatta con il Napoli, sembra che il patron stia cercando di convincere Edy Reja, per 5 stagioni alla guida degli azzurri, a prendere parte al progetto.

Continua a leggere cliccando sulla news.In molti hanno parlato di una vera e propria “follia” da parte di De Laurentiis, ma in realtà in ogni sua mossa c’è molto poco d’irrazionale, anche quando sembra il contrario, ed infatti è ancora alle prese con lo studio dei pro e dei contro di quest’operazione. Si tratta di un’ipotesi per certi versi simile e sulla scia di quanto stanno già facendo i Pozzo (proprietari, oltre che dell’Udinese, del Granada in Spagna e del Watford in Inghilterra), ma con un club decisamente più importante e seguito, almeno nel Regno Unito, che può vantare oltre 100 trofei vinti tra campionati, Coppe di Lega, Coppe di Scozia ed una Coppa delle Coppe.

Rangers o meno Aurelio De Laurentiis ha comunque dichiarato di voler ancora investire nel calcio, sia in Europa, dove ha intenzione d’intensificare anche il giro d’affari legato alla Filmauro, sia puntando ai mercati in espansione, come quello cinese e sudamericano. De Laurentiis è infatti riuscito ad adottare a Napoli un modo quasi del tutto nuovo (in Italia) di gestire gli affari nel mondo del calcio, facendo in breve tempo del club partenopeo uno dei pochi (ancora una volta, in Italia) a raccogliere ricavi significativi ed al contempo ottimi risultati sportivi. Meriti certificati anche da un’agenzia tedesca che ha collocato il Napoli al 15° posto (su 400 squadre) in una speciale classifica della valorizzazione del brand. Il Napoli, per fare un esempio, si è lasciato alle spalle perfino la Juventus.

Mentre De Laurentiis ed i Pozzo si stanno dedicando ad importanti investimenti all’estero, altri presidenti di squadre della nostra Serie A hanno invece preferito investire in club delle serie minori, come Claudio Lotito (presidente della Lazio nella massima categoria e del Salerno Calcio neopromosso nella Seconda Divisione della Lega Pro). Ma come mai il calcio, che fino a poco tempo fa era visto solo come un passatempo per i ricchi (stiamo ancora parlando dei presidenti), che generava solo perdite astronomiche, ha improvvisamente cambiato faccia? In realtà ad essere cambiata non è la faccia, ma la sostanza: le società sportive sono vere e proprie società per azioni, alcune delle quali quotate in borsa, quindi non certo avulse dalla situazione economica internazionale che ha costretto anche i vertici delle organizzazioni calcistiche ad essere più severi rispetto ai parametri economici in nome del cosiddetto “fair play finanziario”. Con le dovute eccezioni, certo, ma a partire dal 2013 anche i petroldollari che stanno facendo la fortuna di Manchester City e Paris Saint Germain non dovrebbero più sfuggire a questa regola, costringendo gli sceicchi a rimettere a posto a tempo di record i bilanci per non essere esclusi dalle competizioni europee. Oltretutto, è sempre bene ricordare, a prescindere dalle “questioni di cuore” o di fede calcistica, un presidente è pur sempre un imprenditore, e come tale deve agire in base alla motivazione principe del mercato: perseguire un profitto. Ma che cosa spinge in questo momento un imprenditore ad entrare nel mondo del calcio? Le società clacistiche, infatti, presentano rischi e vantaggi piuttosto particolari ed è bene tenerli sempre a mente prima di decidere se acquistare e investire. In primo luogo, è preferibile investire ngli stadi o nei giocatori? Col senno di poi si è rivelata una scelta vincente quella di investire in stadi e infrastrutture piuttosto che nell’acquisto di calciatori. Società calcistiche, in particolare inglesi e spagnole, sono riuscite a far crescere vorticosamente il loro volume d’affari dotandosi di stadi di proprietà. Questo perché gli atleti hanno un grosso peso nelle voci di bilancio, che costituisce un elemento di rischio: i calciatori sono, infatti, soggetti ad infortuni che ne pregiudicano l’impiego, o semplicemente possono non rendere quanto sperato. In ogni caso problematiche di questo tipo possono portare brutte performance e scarsi risultati che diminuiscono la capaictà del club di generare ricavi. Altro aspetto caratterizzato da una grandissima incertezza è, quindi, quello relativo ai risultati sportivi: il successo nelle varie competizioni porta sicuramente un notevole introito, ma non è certo possibile stimare i ricavi futuri, per decidere poi quanto poter investire, relativamente a questo aspetto. Avere il proprio stadio di proprietà, invece, oltre ad aumentare il valore del titolo della società stessa, regala grande solidità all’azienda e costituisce un investimento di lungo periodo a bassissimo rischio. Inoltre è possibile sfruttare le infrastrutture interne allo stadio per far si che diventi un polo attrattivo 7 giorni su 7: negozi, ristoranti, musei legati alla vita del club, sono solo alcuni dei modi in cui questi posso essere sfruttati. In sostanza, da impianto sportivo, lo stadio si è trasformato in una sorta di luogo di culto per gli appassionati. Per poter generare ricavi più prevedibili e sicuri le società hanno iniziato poi a sfruttare il proprio brand su più fronti: se fino a qualche anno fa la fetta più grande della voce introiti era rappresentata dalla vendita di biglietti ed abbonamenti, ora esistono molteplici voci di bilancio. I diritti TV sono in continua ascesa e, cosa non certo in secondo piano, sono sicuri, inoltre alcuni club stanno dando vita a canali tematici capaci di generare utili interessanti e di essere rivenduti anche all’estero; merchandising e sponsorizzazioni crescono in continuazione e, anche se sono in parte soggetti ai risultati sportivi, possono essere valorizzati tramite una serie d’iniziative anche al di fuori del campo di gioco; le nuove tecnologie hanno creato nuove possibilità di guadagno, tramite l’e-commerce, la pubblicità e la fidelizzazione dei tifosi. La grande, e facile, accessibilità alle informazioni per il pubblico può essere quindi declinata anche attraverso i canali ufficiali dei club, oltre che dai mezzi di comunicazioni classici, rendendo l’appassionato partecipe della vita stessa del club. C’è poi da verificare l’incidenza dei brand calcistici anche al di fuori dei mercati direttamente legati allo sport: utilizzare la conoscibilità del marchio, a questo punto un vero e proprio lovemark, per fornire servizi e prodotti di qualunque genere. Un esempio illuminante arriva da Manchester, sponda United, dove la società commercializza tutta una serie di prodotti e provvede direttamente al catering durante le partite casalinghe, offrendo la possibilità ai veri fan della squadra di sorseggiare la Manchester United Cola durante la partita.

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Quando anche le società minori potranno permettersi (in Italia) di fare quello che fanno le inglesi e le tedesche, forse potremmo risollevare la nostra visibilità nel panorama calcistico. Questo è comunque un buon inizio e spero che sempre più club italiani si adeguino di conseguenza, perché ce lo meritiamo, sempre però a patto che si tirino le bombe carta in faccia ai pagliacci che provano a portarle allo stadio! :D

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Il problema é uno: le accademie e i centri.

Manca il concetto della seconda squadra, ovvio che poi i giovani non crescono.

Le società tendono ad investire su giocatori stranieri e sempre meno si valorizza il calcio italiano, i super poteri dei vari sceicchi ecc stanno affossando la Serie A che di questi sceicchi non ne ha e spendono male (vedi il Milan).

Il Barcellona mica ha speso soldi per Messi, Pedro, Xavi , Iniesta, vengono dalla cantera e guarda caso la maggior parte di questi sono di nazionalità spagnola. Hanno una mentalità e uno spazio che in Italia manca.

Ultimamente tre squadre fanno colpacci: Napoli, Udinese e Juventus (vedi Pogba).

Sono le tre squadre che guadagnano.. con super plus valenze mentre le varie squadre come Inter e Milan hanno perso quel prestigio di 10 anni fa.

Vogliamo parlare degli stadi? Delle regole? Sto qua una vita a scrivere

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Sui giovani il problema non è la seconda squadra ma la mancanza di fiducia in loro. Guarda x esempio Mancini con Gnoukouri che l'ha schierato titolare in un derby, seppur non uguale ai derby storici. Altri allenatori si sarebbero chiusi in un modulo diverso schierando i soliti anche in posizioni non consone, tipo Obi interno di centrocampo che sarebbe un suicidio.

Il problema è la mentalità delle società italiane che preferiscono spendere 20mln x l'ennesimo nuovo Messi e non puntare sul Verratti di turno che gioca già in Italia è che è italiano. Ma questo è dovuto anche allo Zamparini della situazione che spara prezzi impossibili a società italiane, da una parte giustamente xchè lui deve guadagnare, ma che tende a mandare gli altri presidenti all'estero a comprare.

L'Inter ha acquistato Murillo x una cifra intorno agli 8mln di €, se avesse chiesto a Zamparini di vendergli Munoz quest'ultimo gli avrebbe chiesto almeno 15/18mln di € e il risultato è che cosi lo perde a parametro 0 visto che non li vale e che a prezzi inferiori ci sono giocatori migliori all'estero.

Non condivido citare Napoli come squadra che ha fatto i colpacci xchè gli acquisti che ha fatto mi pare li abbia pagati abbastanza, forse solo il dc francese l'ha pagato poco e Pogba ti capita una volta nella vita

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Sui giovani il problema non è la seconda squadra ma la mancanza di fiducia in loro. Guarda x esempio Mancini con Gnoukouri che l'ha schierato titolare in un derby, seppur non uguale ai derby storici. Altri allenatori si sarebbero chiusi in un modulo diverso schierando i soliti anche in posizioni non consone, tipo Obi interno di centrocampo che sarebbe un suicidio.

Il problema è la mentalità delle società italiane che preferiscono spendere 20mln x l'ennesimo nuovo Messi e non puntare sul Verratti di turno che gioca già in Italia è che è italiano. Ma questo è dovuto anche allo Zamparini della situazione che spara prezzi impossibili a società italiane, da una parte giustamente xchè lui deve guadagnare, ma che tende a mandare gli altri presidenti all'estero a comprare.

L'Inter ha acquistato Murillo x una cifra intorno agli 8mln di €, se avesse chiesto a Zamparini di vendergli Munoz quest'ultimo gli avrebbe chiesto almeno 15/18mln di € e il risultato è che cosi lo perde a parametro 0 visto che non li vale e che a prezzi inferiori ci sono giocatori migliori all'estero.

Non condivido citare Napoli come squadra che ha fatto i colpacci xchè gli acquisti che ha fatto mi pare li abbia pagati abbastanza, forse solo il dc francese l'ha pagato poco e Pogba ti capita una volta nella vita

Napoli piu che colpacci fa grande finanza, hanno una ottima gestione dei soldi.

La Juve con lo stadio si sta vedendo che i soldi li caccia, ok Pogba uno ogni 100 anni però sto notando che puntano un po' di più sugli italiani, Sturaro Berardi Zaza Rugani.

Come dici tu, manca la fiducia nei giovani e chi ce li ha buoni spara alto quando vengono richiesti

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Bah nsomma il Napoli. Il Porto e l'Atletico hanno una perfetta gestione delle finanze. Comprano a 1 e rivendono a 40. In Italia ne capita uno all'anno di casi del genere e lo fa sempre una squadra media (esempio Iturbe il Verona o Verratti il Pescara o Sanchez l'Udinese ecc).

 

Zaza e Berardi son di proprietà della Juve ma non è detto che tornino alla base e le voci che circolano ultimamente dicono che forse solo Zaza torna a Torino.

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1 continua a mandare curriculum 2prova a iscriverti come rider(deliveroo,Just eat,Uber eat,,globo) 3fai un foglio con scritto che sei disponibile a fare babysitter (e magari pulizie)e attaccalo vicino ai supermercati della tua città 4 iscriviti a gruppi fb (cerco/offro lavoro c'è in molte città) 5 vendi quel che non usi(questo può aiutare a raccimolare un qualcosa per iscriverti nei siti a pagamento che citavi prima https://it.jooble.org/lavoro-casting-mediaset). 6 di che hai bisogno di lavoro a tutte le persone che conosci e che incontri( potrebbero aiutarti sia a darti del lavoro,sia spargendo la voce che sei in cerca) 7potresti rivolgerti alle parrocchie della tua città, sono in contatto con gli anziani, potresti fare badante o qualche lavoretto per i fedeli o per la parrocchia 8 iscriviti a tutte le agenzie del territorio (anche a siti on line). 9inventati qualcosa con quel che hai e sai fare(magari sai cucire, potresti offrirti per piccoli lavori di cucitura 10 non abbatterti, siamo tutti sulla stessa barca.

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