Oggi vi riportiamo l’intervista che il nostro presidente ha posto a Simone Righini che ha dato qualche consiglio per i videogiocatori, ha spiegato di cosa si occupa al momento e ha anche condiviso con noi cosa significhi per lui “giocare”.

  • Chi sei, presentati.
Ciao Edgardo! Mi chiamo Simone Righini e mi occupo di marketing digitale. Da sempre seguo anche varie attività no-profit dedicate alla diffusione di temi legati alle dipendenze, ho scritto un libro per smettere di fumare (www.respira.re) e da un paio d’anni intervisto e tengo traccia delle storie dei giocatori d’azzardo, sia online che offline. Quest’anno ho deciso di unire le mie due passioni portando un panel ad un importante evento del marketing (WMexpo) studiando tutti i prodotti che sono stati costruiti col preciso intento di causare dipendenza nei consumatori. Dall’uso dello zucchero nei prodotti, alla nicotina passando per la gamification e la gestione delle notifiche nei social network, l’intervento si chiama “il marketing della dipendenza” e puoi trovarne un breve estratto in questa live che ho tenuto a seguito dell’evento: https://www.facebook.com/soffiacicheparte/videos/1990529654553238/?hc_ref=ARRwkLrm4oNjHT5BNTDaMP-jZNXsuYJGBun_4L2xh47fovvS-YX1mihRum-7GCGfcpw&pnref=story (inizia al minuto 44:00)
  • Quando come e perchè hai iniziato a fare il tuo blog?
Fin dalle elementari ho sempre tenuto un diario, con l’arrivo di internet a casa verso la fine degli anni ’90 mi è sembrato naturale passare ai diari online, che poi hanno iniziato a chiamarsi blog. Da una decina d’anni ho smesso di raccontare “i fatti miei” e mi sono dedicato alla scrittura di post utili agli altri, che se devo dirti la verità mi danno molta più soddisfazione rispetto al vecchio modo di scrivere online. Al momento ho attivi vari blog: nerdgranny.com dove scrivo di videogiochi, fumetti ed ergonomia; harrr.org/rrr dove scrivo di dipendenza, famiglia e cose più intime; goatseo.com dove scrivo di ottimizzazione per i motori di ricerca.
  • Un consiglio che daresti ai giocatori?
Ce ne sarebbero 1.000 ma quello più significativo penso sia molto semplice: mai giocare a soldi, mai giocare a giochi che richiedano un flusso costante di soldi per essere giocati.
  • Quali difficoltà hai trovato e riscontrato?
Le difficoltà principali sono state nell’intervistare le persone al bar, le persone hanno sempre molta voglia di confidarsi e quando gli parli “dal vivo” e ti raccontano la loro storia di gioco spesso non sai cosa rispondere. E’ proprio da questa serie di interviste che poi è nata la pagina “tutte le scuse dei giocatori” http://www.harrr.org/rrr/bugie-dipendenza-gioco-azzardo/ perchè ho capito che anche solo elencare le scuse senza giudicarle poteva essere utile a tante persone. Da quando ho pubblicato l’articolo infatti centinaia di persone sono venute a raccontare la loro storia anonimamente e spontaneamente.
  • Cosa hai studiato per arrivare a questo punto?
Mentre tutto è iniziato “sulla mia pelle”, durante questi anni ho approfondito leggendo “Drugs, society & human behavior, di Hart e Ksir” (una specie di “bibbia” sulle dipendenze), “Running with scissors” è uno splendido romanzo, “Addictive thinking: understanding self-deception” che è stato illuminante, ovviamente il pilastro “Le armi della persuasione, di Cialdini” ma soprattutto penso che la lettura più importante e significativa sia stata “Addiction: a disorder of choice, di Heyman” un libro semplicemente imperdibile per chiunque voglia veramente addentrarsi nelle dinamiche che le dipendenze hanno nel nostro comportamento.
  • Cosa significa per te giocare?
Giocare è una di quelle attività irrinunciabili per qualsiasi essere umano, a qualsiasi età. Da piccoli giochiamo per allenarci alla vita, da grandi giochiamo per sopportare meglio la vita. Qualsiasi cosa accada la nostra indole resta quella di sfamare la nostra voglia di esotico, di nuovo, di esploratori. Il gioco può essere tutto questo e molto altro, soprattutto ora che esistono community online e il gioco di gruppo diventa sempre più stimolante e interattivo. Ovviamente il gioco può diventare anche una bestia nera, in tutti quei casi in cui si coinvolge il denaro e un uso compulsivo del nostro tempo (ad esempio giochi come Clash Royale hanno fatto un uso impressionante di dinamiche simili a quelle del gambling, riportandole nel concetto di “tesoro” o “chest”)
  • Chi devi ringraziare?
Sicuramente ringrazio te per lo spazio che mi hai concesso, ringrazio anche Tophost (www.tophost.it) per l’hosting dei miei siti.
  • Come vedi il mondo del gioco tra dieci anni?
Su questa domanda sorvolerei volentieri perchè da una parte ho una forte speranza che il gioco possa diventare più “controllato” e meno distruttivo per la vita delle persone, che al momento semplicemente non hanno “anticorpi” per sopravvivere alla grande dose di adrenalina e dipendenza a cui si viene sottoposti. Già oggi l’industria del gioco è più grande dell’industria del cinema, se l’economia continua cosi… il gioco potrà solo crescere. Sarà quindi sempre più importante introdurre il gioco nelle scuole per spiegarne le dinamiche e insegnare ai ragazzi come diventare giocatori attivi e consapevoli piuttosto che le attuali “pedine passive” nelle mani degli uomini e donne di marketing.
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Federico Pirone

Appassionato fin da piccolo di videogames e tecnologia, tutt'oggi ritaglio sempre tempo da dedicare alla passione informatica e a quella del gamer.